Il futuro della regione artica nelle decisioni UE

Ci sono alcune decisioni che, per quanto nell’immediato riguardino regioni ben precise della terra, di fatto hanno ripercussioni sul benessere dell’intero globo. Una parte del nostro pianeta che influenza in modo anche determinante il clima dell’intera superficie terrestre è l’Artico, le cui condizioni negli ultimi decenni si sono fatte sempre più preoccupanti a causa del surriscaldamento globale che ha effetto sui suoi ghiacci, un tempo perenni, ora in fase di scioglimento.

Nel 2014 il Consiglio Europeo e il Parlamento Europeo hanno spinto affinchè venissero elaborati dei programmi più coerenti per quel che concerne gli interventi previsti nella regione artica, invitando a stilare un piano di finanziamenti che servissero a porre un rimedio ai gravi danni ambientali che rischiano di compromettere gli equilibri dell’ecosistema mondiale. La Comunità Europea aveva già in precedenza preso delle misure decisionali, prima nel 2008 e poi nel 2012: a seguito di questo appello però si è pensato di creare un piano programmatico più concreto e impegnativo, visto che ormai il continente europeo si può dire a tutti gli effetti coinvolto nella gestione della regione artica. Infatti, geograficamente parlando, una parte non indifferente del territorio europeo appartiene a questa regione: essa comprende il Mar Glaciale Artico Centrale, il Mare di Barents, i Mari di Kara e dei Ciukci, include poi territori del Regno di Danimarca, di Finlandia, Islanda, Norvegia, Federazione russa e Svezia. Al di fuori del Vecchio Continente appartengono all’Artico anche gli Stati Uniti e il Canada. Il progressivo surriscaldamento della regione artica, che gli esperti calcolano avvenga ad un ritmo due volte più rapido che per il resto del globo, ha già avuto delle notevoli ripercussioni sul continente europeo, sia in termini di emissioni di gas metano, ma anche in termini puramente economici. Si è dunque resa improrogabile la necessità di stilare un piano di azione e di decidere delle misure per salvaguardare questa parte del globo così importante per gli equilibri complessivi. Così, in risposta all’appello lanciato da Consiglio e Parlamento europeo, ha risposto l’Alta Rappresentante per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, anche in qualità di vice presidente della Commissione europea, esponendo le 39 misure previste per la salvaguardia dell’Artico che si muovono su diversi fronti, non ultimo quello della ricerca scientifica. La Mogherini ha infatti detto che il benessere della regione artica non riguarda solo i quattro milioni di persone che la abitano, cifra comunque non trascurabile, ma l’intera Europa e, per esteso, l’intero pianeta Terra. La Mogherini ha invitato anche a non trascurare l’importanza strategica che una corretta gestione di questo territorio può rivestire in ambito internazionale. Karmenu Vella, Commissario UE per l’Ambiente, gli affari marittimi e la pesca, ha focalizzato un altro punto molto importante, ovvero la necessità di armonizzare la tutela dell’ambiente con lo sviluppo antropico. La vita dell’uomo sulla terra ha inevitabili ripercussioni sull’ambiente, ma è compito delle istituzioni fare in modo che il progresso sia garantito senza però danneggiare in modo irrevocabile equilibri senza i quali la vita stessa diventerebbe impossibile. Le risoluzioni prese in questo ambito rientrano nella legislazione UE e operano soprattutto in due direzioni: la necessità di diminuire le emissioni di gas a effetto serra e di creare nuove azioni politiche indirizzate alla regione artica da parte degli Stati membri. La fase successiva prevede che tali risoluzioni siano passate al vaglio del Consiglio e del Parlamento europeo.