Gli Stati Uniti in prima fila a difesa dell’ambiente

Barack Obama è l’attuale Presidente degli Stati Uniti, una delle potenze maggiori del mondo, da sempre in grado di pilotare i cambiamenti e di avere un importante peso sulle sorti globali. Obama, in particolar modo, ha a volte compiuto scelte spesso poco popolari e coraggiose, ma che alla lunga distanza hanno dimostrato la loro bontà e, per certi versi, inevitabilità.

Così, molto scalpore ha suscitato il suo discorso che è stato pubblicato, con un videomessaggio, sulla pagina Facebook della Casa Bianca nei primi giorni di agosto 2015. Obama ha toccato uno degli argomenti più spinosi della nostra contemporaneità, ovvero l’ambiente, e ha parlato dell’inquinamento atmosferico che sta causando grandi cambiamenti climatici che sono sotto gli occhi di tutti, e di conseguenza anche gravi danni alla salute dell’uomo. Le principali nemiche dell’ambiente sono le emissioni di anidride carbonica: per quanto il problema sia noto ormai da anni, solo di recente le grandi potenze hanno cominciato a parlarne con accenti di maggiore concretezza. Ad aprire la strada, in un certo senso, è stato l’attuale pontefice, papa Francesco, il quale, nella sua enciclica “Laudato si”, che riprende le parole del Cantico delle Creature del Santo di Assisi di cui Bergoglio ha voluto assumere il nome, si è occupato anche di ecologia e sfruttamento delle risorse naturali. La cura dell’ambiente terrestre non è più solo un mero argomento di discussione: tutelare l’habitat umano è diventato prioritario, e per questo il discorso di Barack Obama non è stato una generica presa di posizione a favore della lotta all’inquinamento, ma un impegno ben preciso che egli si è assunto a nome dell’America tutta. Ha infatti annunciato un piano di riduzione delle emissioni di anidride carbonica che, dal 2005 al 2030, dovranno prevedere una riduzione del 32%. Questo vuol dire soprattutto limitare il lavoro delle centrali che producono energia elettrica, che sono quelle maggiormente inquinanti. La modalità attraverso cui questo verrà realizzato sarà l’imposizione di standard molto rigorosi, a cui le centrali si dovranno attenere. La necessità di una soluzione tanto drastica è confermata addirittura dal Pentagono, che afferma come l’inquinamento ambientale stia minando persino la sicurezza pubblica. Si può facilmente immaginare come molte voci contrarie si siano levate per criticare le decisioni annunciate dal Presidente Obama. La principale obiezione riguarda il fatto che le misure annunciate creeranno un notevole danno all’economia degli Stati Uniti e dei singoli stati, e che questo aspetto non può essere ignorato. Ma la reazione di Obama non si è fatta attendere, ed è stata molto dura. Egli ha infatti accusato i suoi detrattori di cercare soltanto delle scuse: il rovescio della medaglia sarebbe infatti un notevole risparmio sulla sanità, perché diminuendo l’anidride carbonica presente in atmosfera si combatterebbero in modo più efficace le malattie respiratorie, ad esempio, l’asma nei bambini. Ad appoggiare il Presidente c’è invece tutto il fronte democratico, con Hillary Clinton in prima fila. Quel che è certo è che una frase detta dal Presidente è vera: l’America ha il potere di muovere la decisionalità anche di tutti gli altri stati mondiali, e quindi la direzione che lui ha deciso di far intraprendere alla sua nazione rappresenta, in un caso o nell’altro, una svolta epocale. Se questo sarà sufficiente per riparare ai danni causati dall’uomo all’ambiente, resta da verificare: lo si può considerare però un primo passo che dimostra che l’impegno deve essere concreto, e soprattutto che l’input per un reale cambiamento deve venire dall’alto.