Gli habitat a rischio in Europa

Ormai da molto tempo siamo abituati a sentirci parlare di specie in via di estinzione, e sappiamo tutti di che cosa si tratta: degli animali che, soprattutto a causa dell’intervento dell’uomo, rischiano di estinguersi in modo definitivo, di cui quindi non ne esistono che pochi esemplari.

Ma chi ha mai sentito parlare di habitat in via di estinzione? A ben vedere, le due realtà vanno di pari passo: una specie animale cessa la sua esistenza se vengono meno le condizioni di vita in cui può proliferare, vale a dire il suo habitat. Finalmente qualcuno ha pensato che potesse essere di pubblica utilità monitorare anche gli ambienti, per cercare di capire quali siano quelli che rischiano di scomparire del tutto, e le conseguenze che questo potrebbe avere. Nello specifico, è stata condotto uno studio a cavallo tra il 2014 e il 2015 che riguarda il continente Europa, dal Circolo Polare Artico fino al Mar Mediterraneo e al Mar Nero. In quest’area sono compresi 35 Paesi e 490 habitat, sia terrestri che marini. A condurre lo studio sono stati diversi enti consociati: l’ istituto di ricerca ambientale dei Paesi Bassi Wageningen Environmental Research, lo IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) e il NatureBureau del Regno Unito, oltre ad altri soggetti singoli. Il tutto ha avuto il finanziamento della Commissione Europea, ed è stato coordinato da un’italiana, Daniela Gigante, ricercatrice dell’Università di Perugia. I risultati di questo studio sono stati pubblicati e resi noti contemporaneamente in tutti i Paesi coinvolti, e il quadro che disegna è tutt’altro che rassicurante. Come sempre, l’intervento dell’uomo sull’ambiente naturale ha creato numerosi squilibri che oggi destano molta preoccupazione e che si avverte la necessità di colmare per evitare conseguenze ancora peggiori. In base a quello che è stato rilevato, circa un terzo degli habitat terrestri rischia seriamente di scomparire. Si tratta soprattutto degli habitat erbacei, come le paludi e le brughiere, mentre boschi e foreste destano meno preoccupazione, per quanto non si possa stare del tutto tranquilli neppure su questo versante. Seriamente minacciati sono gli habitat relativi a laghi, fiumi e zone marittime costiere. Per quel che concerne gli habitat marini, un terzo degli habitat del Mar Mediterraneo è a rischio, soprattutto la sopravvivenza dei molluschi. Come è stato possibile tutto questo? La colpa, ahinoi, è solo ed esclusivamente dell’uso sconsiderato che l’uomo ha fatto delle risorse a sua disposizione. Per quel che concerne gli habitat terrestri, ad esempio, basti prendere a modello quello che è accaduto sulla catena montuosa italiana degli Appennini. Qui in passato l’allevamento e la pastorizia hanno portato a disboscare ampie aree montane al fine di creare pascoli. Questi pascoli oggi sono abbandonati e quindi l’habitat che si era creato rischia di scomparire, con tutta la flora e la fauna relative. Riguardo al mare, il fattore di rischio peggiore è l’inquinamento, che uccide moltissimi microorganismi e quindi ne distrugge l’habitat; ma non si possono non considerare anche la cementificazione delle coste, o le tecniche di pesca selvaggia che hanno depredato nei decenni scorsi i fondali marini. Lo scopo ultimo dello studio che è stato portato avanti non è però quello di creare allarmismi, quanto più di trovare delle soluzioni. Avere un quadro preciso della situazione potrà aiutare a raggiungere meglio e più velocemente gli obiettivi che sono stati fissati nella strategia europea 2020 per la biodiversità. Un cambio di marcia è assolutamente necessario, se non vogliamo che il mondo così come lo consociamo non esista più.