La mobilità integrata proposta da FS

L’Italia è un Paese dove, secondo le statistiche, la maggioranza delle persone preferisce muoversi su gomma, usando dei mezzi privati. La percentuale di persone che predilige per gli spostamenti giornalieri e straordinari l’uso della macchina di proprietà è pari all’80%.

Solo il 15% della popolazione italiana invece preferisce muoversi usando il trasporto pubblico locale, e infine la restante piccola percentuale del 5% usa il treno. Se ci si chiede il perché di una simile discrepanza nei numeri la risposta è presto data. A fronte di servizi ferroviari di buona qualità, come ad esempio la rete ad alta velocità garantita dalle Ferrovie dello Stato italiane e che è tra le pochissime esistenti al mondo, c’è però lo svantaggio che quando si arriva in stazione non si sa più come procedere oltre. Quello che non funziona, cioè, è una rete di mobilità integrata, che non lasci letteralmente a piedi il passeggero una volta che ha abbandonato il convoglio ferroviario, ma che gli consenta, sul modello di quanto accade a Londra e in altre grandi capitali mondiali come New York, di poter proseguire il suo viaggio. Un’altra necessità che i viaggiatori contemporanei avvertono è quella di avere un servizio il più possibile personalizzato sulle proprie esigenze, spendendo il giusto per i servizi fruiti. Al fine di cambiare questo stato delle cose, FS ha creato un nuovo piano di sviluppo che mira alla creazione di una mobilità integrata a 360 gradi, partendo dall’acquisizione di una flotta di autobus che si muove in concomitanza con le corse ferroviarie. Nel 2011 infatti è stata creata una nuova società facente parte del gruppo FS chiamata Busitalia che in questo arco di tempo è riuscita a conquistare il 6% del mercato complessivo; il target societario è di giungere al 25% entro il 2026. Nei suoi cinque anni di vita Busitalia è riuscita ad incrementare notevolmente i suoi introiti grazie ad una strategia portata avanti con coerenza e determinazione. In un primo tempo si è proceduto all’acquisizione di servizi di trasporto su gomma locali già esistenti, tra i quali buona parte dell’azienda di trasporto di Firenze ATAF, e poi alla creazione dei Freccialink, ovvero bus che operano in concomitanza all’arrivo dei treni di tipo Freccia verso alcune rinomate località (Madonna di Campiglio, Cortina d’Ampezzo, ma anche Siena da Firenze e Matera da Salerno). Quanto fatto fino ad ora però non è che l’inizio: FS ha infatti intenzione di proseguire con l’acquisizione di altre flotte di bus già esistenti dando vita ad una rete di collegamenti che renda di nuovo popolare prendere il treno anche per gli italiani. Sono previste delle migliorie anche per quel che riguarda i convogli ferroviari. Verranno messi in circolazione 500 nuovi treni, molti dei quali a due piani, per dare maggiore funzionalità soprattutto ai collegamenti usati dai pendolari. Un altro aspetto del piano di ampliamento dei servizi di trasporto pubblico ideata da FS è quello di creare una modalità di fruizione delle prenotazioni dei biglietti e dei collegamenti più snella e accessibile. Sul modello di società come Uber o Moovit si creeranno delle app tramite le quali sarà possibile pianificare i propri spostamenti in ogni dettaglio, conoscendone i costi e le modalità. La rete ad alta velocità che esiste in Italia è paragonabile solo a quella di altri sei Paesi: Germania, Corea, Spagna, Francia, Giappone e Cina. Si tratta dunque di un’eccellenza che per essere davvero valorizzata e resa fruibile ha bisogno di una mobilità integrata efficiente e funzionante.