La svolta green del Giappone

Nel 2011 avvenne il disastro di Fukushima, una delle calamità nucleari più grandi della storia, ora il paese del sol levante tenta la difficile impresa di una risalita nell'ambito energetico, affidandosi all'economia verde, il vero volano dell'avvenire. Il Giappone si è visto costretto a mutare i sistemi di produzione alla luce del fatto che le ingenti spese relative all'energia tradizionale stanno vessando la stabilità finanziaria del paese.

I problemi avvenuti a seguito del disastro di tre anni addietro si sono manifestati subito con grande evidenza, e di conseguenza i problemi per le casse dello stato. Il decadimento di cinquanta centrali nucleari ha causato problemi ai consumatori, nonché incrementi nei costi delle tasse energetiche. La nazione nipponica è obbligata attualmente a riemergere da questa crisi nel più breve tempo possibile. Attualmente il Giappone si sta affidando ai fossili di combustione, assoggettata dunque dalle estrazioni mediorientali e di quelle della parte meridionale dell'Asia. Le cifre rendono evidenti i problemi che sta accusando il paese in termini economici, dato che sono stati registrati centododici miliardi in dollari di deficit. Shinzo Abe, l'attuale premier giapponese, ha contrastato tali spese operando una svalorizzazione della moneta nipponica, incentivando in questo modo l'export, ottenendo buoni numeri ma non sufficienti per reagire a questo passivo. Adottando una politica spiccatamente conservatrice il primo ministro non ha nascosto la volontà di riprendere la produzione nucleare, ma attualmente si sta lavorando molto, in Giappone, in direzione di una green economy, privilegiando in modo particolare l'energia ricavata dal sole. Il premier nipponico ha piena coscienza delle attuali difficoltà del suo paese sul fronte energetico, e conosce altrettanto bene quella che potrebbe essere la reazione dei cittadini giapponesi al ripristino di una produzione basata sulle tecnologie nucleari. Questa contesto ha spinto Abe a trovare soluzioni alternative, dato che ripristinare e regolamentare i reattori tutt'ora funzionanti comporterebbe una spesa maggiore rispetto agli eventuali guadagni, a maggior ragione si tratterebbe di una scelta poco felice alla luce del fatto che questi reattori sono stati destinati a una dismissione a breve termine. Oltre a queste ragioni ne interviene una ancor più rilevante in termini di credibilità ed etica da parte del governo, constatata la volontà di dismettere qualsiasi reattore nucleare prima del 2050 in tutto il suolo nipponico. In Giappone si registra un aumento spontaneo dei gruppi contrari al nucleare, e che appoggiano un deciso cambio di verso per l'assetto energetico del paese passando a un'impostazione prevalentemente green. È sufficiente prendere atto dell'impegno prodotto da una associazione di allevatori e agricoltori di Osaka, che si è prodotta nell'ottenimento degli stanziamenti necessari per l'edificazione di una struttura dedicata all'energia solare. Sono stati in grado, nel giro di pochissimo tempo, di ottenere circa venti milioni in yen, per l'edificazione di una struttura all'avanguardia. Tra le altre cose, le idee basate sulla green economy appoggiate dal governo giapponese in quanto a edificazione di un avvenire basato sull'energia pulita, insieme a un miglioramento dell'immagine del paese sotto questo aspetto, favorirebbero l'occupazione in modo significativo. Il paese, preso atto di queste intenzioni, potrebbe rivelarsi leader nell'ambito dell'energia solare, producendosi in risultati migliori addirittura rispetto a quelli ottenuti dai tedeschi e dai cinesi. È stato calcolato inoltre un aumento della presenza dell'eolico.