Firmato ad Expo 2015 il Green Act, per garantire all’Italia un futuro ecosostenibile

Expo 2015, la grande esposizione universale in corso di svolgimento a Milano, ha come tema il cibo e l’alimentazione; ma in realtà diventa una sede ideale per parlare in modo più complessivo del futuro del pianeta Terra, oppresso da molteplici problematiche, anche e soprattutto a livello energetico.

Negli ultimi anni diversi Paesi del mondo hanno portato avanti delle strategia per la de carbonizzazione dei sistemi meccanizzati, a favore di un uso sempre maggiore di fonti di energia rinnovabile e pulita, ovvero dell’energia elettrica. In Italia, in tale direzione si è spesa soprattutto l’AIRE; ovvero l’Associazione Nazionale delle Industrie Elettrotecniche, che si è costituita per dare voce a tutte le realtà operanti nel settore. Settore che ha avuto un’importanza sempre maggiore con il progressivo svilupparsi delle nuove tecnologie informatiche, tanto che oggi AIRE Confindustria si batte con decisione affinché ci sia un reale e profondo cambiamento nelle modalità di gestione delle risorse energetiche, propugnando in primis la cosiddetta economia circolare. Per economia circolare si intende un sistema che, anziché consumare le materie prime, le ricicli, in modo tale da evitare sprechi e consumi inutili. Da tempo le aziende aderenti all’AIRE adottano tale metodologia, e stanno spingendo affinchè essa sia sposata anche a livello istituzionale. Infatti, non basta solo l’intenzione, ma è necessario che il sistema sia strutturato in modo tale che l’applicazione dell’economia circolare sia realmente possibile. Ad esempio, si deve partire dalla progettazione stessa dei dispositivi elettronici. Questi devono essere già pensati in modo tale che possano essere riciclati, alla fine del loro arco vitale. Insomma un Paese, secondo AIRE Confindustria, deve essere organizzato sui criteri della green economy: nelle case deve essere già pensata la possibilità di ricaricare veicoli che vanno ad energia elettrica, in modo da favorire la mobilità green. Il trasporto pubblico deve favorire questi mezzi, smaltendo invece quelli che usano carburanti derivati dal petrolio; dovrebbero esserci incentivi e politiche ben precisi volti a spingere le aziende nella direzione di una nuova coscienza ecologica, che diventi poi concreta messa in atto di azioni e pratiche quotidiane. Tutto questo, presso il Palazzo Italia di Expo Milano, si è trasformato in un documento che è stato chiamato il Green Act, e che è stato propugnato proprio da AIRE Confindustria. Dopo il fallimento del Piano Energetico Nazionale in Italia, ora si è stilato un nuovo piano programmatico che include le misure sopra descritte, e molte altre. Oltre alle motivazioni squisitamente ecologiche, ci sono anche motivazioni economiche da tenere presenti, che dimostrano l’importanza del dover tenere fede in futuro al Green Act. Elettronica ed elettrotecnica sono settori in forte espansione e potrebbero essere utili per incrementare il PIL (Prodotto Interno Lordo) del Paese, ed aiutarne una ripresa economica. Inoltre, l’adozione della green economy è resa improrogabile dalla necessità di ottemperare ai target previsti dalla Comunità Europea, che prevede per il 2030 il 40% di riduzione di emissioni, il 27% produzione da fonti rinnovabili ed il 27% efficienza energetica. Questi obiettivi, sempre secondo i rappresentanti ANIE, saranno possibili solo se ci sarà una fattiva collaborazione tra imprese del settore dell’elettrotecnica e le sedi istituzionali. Le prime hanno infatti il compito di riconvertire se stesse e il Paese in base a nuovi presupposti, e le seconde di rendere ciò possibile.