Una soluzione alla crisi economica: l’economia verde

Il termine “green economy” alla maggior parte delle persone può sembrare soltanto una terminologia anglosassone che nella realtà pratica conta poco e niente; in realtà essa sta diventando in modo sempre più concreto una soluzione a moltissimi dei problemi che affliggono la società contemporanea, sia di tipo etico che di tipo economico.

Basti guardare all’Italia. La maggior parte dei settori produttivi di tipo tradizionale sono fermi o in gravissima crisi; gli unici comparti che continuano a lavorare, e non solo, anche a far registrare dei numeri di tutto rispetto, sono quelli che si legano ad una nuova concezione del mondo, più attenta all’ambiente ed ai consumi energetici. Il primo dato cha salta all’occhio è quello relativo al numero di imprese che si sono dedicate ad attività “green” a partire dal 2008: si parla di 372 mila realtà, cioè praticamente una su quattro. Questo significa che gli imprenditori più avveduti si sono subito accorti dei numerosi vantaggi che potevano derivare dall’adozione di pratiche attente al rispetto dell’ambiente, sia in termini di inquinamento che di risparmio energetico. In soldoni, questo significa un importo complessivo di 100 milioni di euro che la green economy ha apportato al complesso dell’economia italiana, vale a dire il 10% del totale, con conseguente creazione di posti di lavoro. Tutti questi dati sono riportati nel rapporto GreenItaly elaborato da Unioncamere e Fondazione Symbola. Nel rapporto si cerca inoltre di tracciare anche un quadro più preciso delle realtà che hanno deciso di investire in attività green: per il 40,6% si tratta di imprese agricole, che ormai sono convertite per quasi la metà al biologico; il 38,8% del totale è rappresentato invece da imprese edili, oggi molto più attente alla scelta di materiali e di tecniche di costruzioni riconducibili ai principi della bioedilizia; un buon 35,4% è rappresentato infine dell’industria. Nel complesso ne risulta che nel 2015 oltre il 27% delle imprese nazionali italiani potevano definirsi completamente dedite alla green economy, con un’altra buona percentuale di aziende che sono orientate in senso “green”. Se molto è stato fatto, molto resta da fare, poiché sono numerosi i settori nei quali si possono mettere in atto le pratiche dettate dalla green economy, anche in settori a volte del tutto insospettabili. Ad esempio, il primo luogo da cui devono partire le attività attente all’ambiente è la città e il modo in cui la viviamo. In Italia, secondo un rapporto stilato da ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile), si consuma circa il 60% in più di energia elettrica rispetto a quanto accade negli altri paesi europei, una sproporzione che deve essere immediatamente colmata. Quindi una prima azione da mettere in atto consiste nel diffondere delle modalità che consentano il risparmio energetico nelle case, accanto alla costruzione di città che siano maggiormente eco friendly, con l’utilizzo di materiali di costruzione non inquinanti e di scelte architettoniche a basso impatto ambientale, che si sposino in modo più armonioso con il paesaggio circostante. Un altro problema piuttosto importante delle nostre città è il corretto smaltimento dei rifiuti, che consenta il riciclo intelligente della spazzatura. Infine, un capitolo molto importante è costituito dalla necessità di trovare delle fonti di energia alternativa che sostituiscano gli idrocarburi, che sono tra i principali responsabili dell’inquinamento urbano. Molte speranze sono riposte nel biogas che si ottiene dai rifiuti dell’industria agroalimentare e zootecnica: in Italia già esistono numerosi impianti per la produzione di biogas che sono detti a biomassa, tanto che il nostro Paese è il terzo nel mondo nella produzione di biogas dopo Germania e Cina.