Lo stato della green economy in Italia

La tematica ambientale è diventata sempre più urgente da affrontare negli ultimi anni, come testimonia la decisione di effettuare un grande meeting internazionale a Parigi che vertesse proprio sull’ecologia e la necessità di rivedere alcuni aspetti della civiltà contemporanea in chiave maggiormente sostenibile.

Al COP21, questo il nome del meeting, ha effettuato il suo intervento anche il Presidente del Consiglio italiano, Matteo Renzi, il quale ha pronunciato un discorso in cui dichiara che il nostro Paese è in prima fila nel campo della ricerca per le nuove fonti di energia rinnovabile. Andando ad analizzare i dati relativi ai suoi 20 mesi di governo, però, si può constatare come purtroppo la penisola italiana sia invece molto indietro in questo settore. A dimostrarlo è un rapporto che è stato curato da Legambiente, e nello specifico da Edoardo Zanchini, vicepresidente Nazionale di Legambiente e responsabile dei settori energia e trasporti. Nel rapporto si sono analizzate tutte le varie possibilità che attualmente si conoscono di fonti di energia alternativa (sole, vento, acqua, biomasse) e il modo in cui esse siano state incentivate, o meno, sul suolo nazionale. Si parte con il fotovoltaico, che negli anni precedenti aveva conosciuto una certa diffusione grazie soprattutto ad incentivi stanziati dal governo. Tra il 2014 e il 2015 invece la produzione di energia fotovoltaica è calata in modo sensibile: si è passati infatti da 10.663 Megawatt (2011) a 733 (2014). Questo è accaduto perché gli incentivi suddetti sono stati cancellati. Quindi, l’impulso dato dal governo è stato opposto all’incremento dell’uso delle fonti di energia pulita, come dimostrano anche altre numeri presentati da Legambiente. Se gli incentivi all’impianto di pannelli fotovoltaici sono stati eliminati del tutto, quelli rivolti ad altre forme di risparmio energetico hanno invece subito una decurtazione di ben il 40% per l’eolico e del 26% per il mini idroelettrico; inoltre, in questi settori sono stai imposti dei termini tropo brevi affinchè gli incentivi possano essere realmente fruiti, vanificandoli di fatto. Un’altra azione del governo che ha reso sempre meno conveniente l’uso di fonti rinnovabili è stata la soppressione dei TEE, titoli di efficienza energetica, detti anche certificati bianchi. I TEE servivano per ricevere gli incentivi, ma sono stati soppressi dal Ministero dello Sviluppo economico e, con essi, gli incentivi a cui si poteva accedere. Per quel che riguarda l’energia eolica, l’Italia è ancora al punto zero, nonostante negli ultimi anni siano stati presentati numerosi progetti per la realizzazione di impianti eolici in mare, e nonostante l’ANEV (Associazione Nazionale Energia del Vento) abbia preventivato che l’uso di impianti eolici potrebbe soddisfare il fabbisogno energetico di quasi due milioni di famiglie italiane. Ad oggi, però, nei nostri mari non esiste ancora nessun impianto di questo genere, quello che doveva essere costruito in Molise è ancora fermo allo stadio progettuale. Di contro, negli ultimi mesi sono state erogate numerose concessioni per le trivellazioni in mare alla ricerca di idrocarburi, in particolar modo nell’Adriatico, da nord a sud. Nella manovra 2015 del governo Renzi tutti questi argomenti non vengono nemmeno affrontati, denuncia Zanchini, il quale auspica che il COP21, e l’impegno che l’Europa sta prendendo verso l’adozione di energie rinnovabili, possa indurre anche l’Italia a cambiare direzione. Intanto Legambiente, con l’appoggio dei Radicali Italiani, sta portando avanti la campagna #menoinquinomenopago, per la revisione della fiscalità energetica.