Milano, la smart city del XII secolo

MLove è un meeting internazionale che quest’anno si è svolto ad Amburgo, in Germania, nelle giornate del 25 e del 26 giugno 2015. Si tratta di un luogo virtuale, oltre che fisico, nel quale convengono tutti coloro che lavorano nell’ambito dell’innovazione tecnologica: general manager, start up, aziende e privati.

Le tematiche affrontate sono ruotate soprattutto attorno alle nuove possibilità che i devices mobili offrono alle imprese, alle possibili migliorie che è possibile mettere in atto avvalendosi dei nuovi ritrovati tecnologici al fine di migliorare la vita di tutti. Inevitabile, in questo ambito quindi, non parlare di smart city, le città del futuro. Cosa si intende per città “smart”? Il termine, in inglese, vuol dire “intelligente, brillante”; la città smart è dunque quella che sa ottimizzare le sue risorse e i servizi in modo eco friendly, ma soprattutto human friendly. In una parola, si vuole andare oltre l’attuale concetto di metropoli congestionata dal traffico e asfissiata dallo smog, per creare città che siano maggiormente alla portata di tutti, e che non sprechino nemmeno una delle possibilità che vengono offerte dalla grande evoluzione che le tecnologie digitali, e non solo, hanno avuto negli ultimi anni. Al MLove di Amburgo ha partecipato anche Milano, città italiana che quest’anno è più che mai al centro dell’attenzione internazionale per via del fatto che ospiterà fino al mese di ottobre l’Expo 2015. Tra gli intervenuti c’era Marco Massarotto, il quale il fondatore di Doing, un’agenzia di comunicazione digitale; Massarotto ha subito posto il problema fondamentale di un centro urbano come quello di Milano. Se metropoli “moderne”, vale a dire di più recente fondazione, possono strutturarsi fin da subito su criteri “smart”, questo non è possibile per la città meneghina, le cui origini affondano ben più indietro nel tempo, al XII secolo. Assieme a Massarotto ha presenziato anche Antonio Bisignano, rappresentante dell’assessorato alla mobilità del capoluogo lombardo, il quale ha sviluppato l’assunto di base esposto da Massarotto. Essendo Milano città con un tessuto urbano fortemente strutturato, non è possibile cancellare del tutto ciò che è già esistente, ma bisogna escogitare nuovi modi e nuove strategie per plasmare i suoi vari aspetti in chiave “smart”. E l’aspetto che è stato principalmente considerato è stato quello della mobilità, per il quale, inaspettatamente, Milano si pone come esempio da seguire. Disciplinare la viabilità in un centro del genere non è facile, considerando che si contano ben 51 automobili per abitante, mentre a Londra sono solo 31 per abitante. In Italia, infatti, la macchina è molto più di un semplice mezzo di trasporto, e ogni famiglia ne possiede spesso più di una. Per ovviare al traffico viario, si è puntato moltissimo sul car sharing, ovvero sulla condivisione di veicoli che spesso sono anche elettrici, per avere maggiore rispetto dell’ambiente (basti pensare al servizio Share’n Go). Accanto alla condivisione di veicoli a quattro ruote, più di recente si è inaugurato anche un servizio di scooter a benzina a noleggio. Tutto questo si affianca al servizio pubblico di trasporti, non intendendo sostituirlo, e per agevolare ancora di più gli utenti a fruire delle varie possibilità di mobilità messe a disposizione dal comune di Milano, a settembre verrà implementato il portale muoversi.milano.it, che permetterà di compiere on line molte operazioni relative alla viabilità (come la richiesta di permessi o altro). Se spesso l’uso di nuove tecnologie taglia fuori le persone più anziane, Bisignano ha invece ribadito la messa in atto di azioni rivolte anche a chi ha poca dimestichezza con i mezzi informatici: la città del futuro non è solo dei giovani, ma deve davvero essere vivibile per tutti.